Strade

29 Luglio 2009 di Pocahontas

Auguro  a tutti voi che questa estate vi porti a percorrere strade nuove e ardite, strade sconosciute ed imprevedibili, strade che vi portino alle risposte che da sempre cercate, strade che vi portino alle domande che non avete mai avuto il coraggio di fare… Pocahontas vi aspetta al prossimo incrocio, seduta su un sasso, all’ombra di un baobab, guardando con gli occhi semichiusi il cielo infuocato di mezzogiorno e sapendo che, come il sole all’improvviso, anche il primo giorno di settembre arriverà fin troppo presto…
 
Un abbraccio
Pocahontas
 
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STRADE
 
Strade sconosciute che mai avresti pensato di dover percorrere; strade che invece conosci a memoria, che percorri ogni giorno e che ti accompagnano senza disturbarti…mai.
Strade senza uscita, che soffocano e che spaventano per quanto quel muro in fondo sembri invalicabile; strade lontane che, infinite, aprono i tuoi viaggi e la tua speranza, ancora una volta e… una volta ancora.
 
Strade pericolose che tengono il fiato in sospeso e che strizzi gli occhi per cogliere la curva che non ti aspetti; strade calme come nastri neri che scorrono sotto di te insieme alla tua notte e alla tua vita, ascoltando musica e cantando sottovoce per farti compagnia.
 
La strada della pace, la strada della guerra…strade che viviamo in ogni attimo, in ogni momento, pur se a migliaia di chilometri di distanza, alla ricerca di una sola risposta, ponendosi solo una domanda: quando finirà, quando ci fermeremo in questa assurda  lotta contro noi stessi.
 
La strada della perdizione dove male e bene si confondono, dove il giudizio teme solo la vergogna e il perdono si colora di nero..
La strada della redenzione, dove il male e il bene sono troppo diversi tra loro per lasciare spazio al dubbio, dove il giudizio sta solo dalla parte del “giusto” e dove il perdono non conosce più alcun colore.

Strade che uccidono, tirati giù come innocenti birilli dalla pazzia e dal cinismo idiota; strade che salvano ai bordi di un marciapiede, curando  un guaito abbandonato con una carezza sincera.
 
Strade diritte, sicure, senza alcun pericolo, senza alcun sogno, senza alcuna emozione, che finiscono nel nulla, quel nulla  in cui, a volte, vorresti scomparire; strade che si arrampicano e virano e girano…donando ad ogni tornante improvviso una visione nuova, un nuovo sguardo, un paesaggio inaspettato, un’emozione imprevedibile.
 
Strade da percorrere a piedi, lentamente, ascoltando il respiro che chiede solo i tuoi pensieri più leggeri e liberi; strade che vorresti percorrere di corsa, per arrivare subito dove il tuo cuore è già.
Strade parallele che non si incontreranno mai, ma che si guardano e si cercano ad ogni incrocio; strade che si dividono e che si perdono, che non si stancano, perché sanno di  ritrovarsi al prossimo ponte…
 
Sono mille le strade che percorriamo, mille quelle che conosciamo, mille quelle che incontreremo, fino a quando i piedi non ci faranno male e cammineremo ancora…
 
“…io camminerò
un’altra volta
e a tutti
io domanderò
finché risposte non ce ne saranno più
io domanderò
un’altra volta
Amerò in modo che il mio cuore
mi farà tanto male che
male che come il sole all’improvviso
scoppierà, scoppierà.”
Zucchero “Come al sole all’improvviso”

Bellezze al bagno

17 Luglio 2009 di Pocahontas

La signora dell’ombrellone accanto lo salutò, con il solito sorriso di fredda gentilezza e di malcelata disapprovazione.
Cercava di cambiare posto ogni mattina, ma immancabilmente lei era lì, di fianco al loro ombrellone. Un incubo.
Era stata colpa sua.
Quando gli aveva chiesto dove fosse la mamma della sua splendida bambina, lui non aveva saputo mentire: ” Ci siamo appena separati”.
La signora si era subito profusa in inutili discorsi di circostanza, ma si vedeva lontano un miglio che aveva già deciso chi fosse  l’unico colpevole .
“Ah, guardi…non è un problema…tanto ormai sono più le famiglie di separati che quelle normali si figuri…poveri bambini…eh, io sì che sono fortunata … due generi e una nuora davvero in gamba…non mi posso proprio lamentare io…lavorano sempre, purtroppo…per quello sono io qui con i nipoti..ma sono famiglie solide, è importante per i bambini ,sa…
L’aveva incenerita con un solo sguardo.
Da quella mattina si erano limitati al buongiorno, buonasera ed a qualche considerazione sul cielo, sul mare e sul caldo….ma non lo mollava.
Era già stanco. Svegliarla, vestirla e convincerla a fare colazione era stata, ancora una volta, un’impresa titanica. Capricci su capricci, intervallati da sorrisi, sguardi ed abbracci che vanificavano ogni suo tentativo di autorità paterna.
A casa non era così. A casa non ci pensava lui.
Da settembre però avrebbe dovuto imparare ad organizzarsi,  almeno per due volte alla settimana…due volte alla settimana?
E come avrebbe fatto, ogni sera, senza le loro lotte sul lettone, senza la sua mano su petto quando si addormentava di fianco a lui sul divano, senza le sue rincorse quando tornava a casa, senza la sua voce che gironzolava instancabile nelle orecchie durante la cena…?
Meglio non pensarci.
Stese il telo sul lettino e la richiamò: era già fuggita  in acqua. La spalmò a dovere con la crema solare e le sistemò con dolcezza i  capelli  sotto il cappellino, nonostante il suo sbuffare. Scappò via di nuovo a riva.
Aveva dei capelli splendidi . D’oro e di seta. Come quelli di sua madre.
Era la prima cosa di lei di cui si era innamorato.  Seduta davanti a lui nell’aula magna in cui si teneva la prima sessione d’esami.
Si era dovuto trattenere dall’allungare la mano per toccarli. Incredibili.
Poi lei si era girata per salutare un amico e lui capì di essersi perduto per sempre.
Ecco, ci risiamo.
I suoi amici lo avevano avvisato, lo avevano consigliato…Vedrai non è difficile, concentrati su un libro, sulla bimba, sulle bellezze al bagno…ridacchiavano.
Ti assicuro che si cucca di più con una figlia a carico…ma togliti quell’aria da cane bastonato, ti prego…anzi no, no, può funzionare…fai la vittima. L’uomo abbandonato non è considerato pericoloso anzi, stimola il loro istinto materno…vedrai. Iscrivi la figlia al baby club e così dalla mattina alla sera sei completamente libero,…te la tengono pure a mangiare…cosa pretendi di più?
Aveva registrato solo una parola: abbandonato. Li avrebbe presi a pugni. Soprattutto perchè era proprio così che si sentiva.
Qualcuna, in effetti, si era avvicinata, ma era stato difficile mantenere una conversazione decente per più di 5 minuti. Qualcun’ altra si era offerta come baby sitter…non ce la faceva.
Niente baby sitter, niente baby club, grazie…erano giorni importanti quelli, per entrambi.  Non voleva perderla di vista neanche per un attimo. Ogni volta che la guardava le mancava già da morire.
Laura non gli aveva chiesto nulla fino ad ora, un tacito accordo che avevano preso  in silenzio, da quando erano rimasti soli all’areoporto e si erano guardati negli occhi prima di mettersi in fila, tenendosi per mano, dopo che lei se n’era andata  di corsa e senza voltarsi.
Non c’era stato bisogno di dire nulla, ma sapeva che prima o poi, prima di tornare a casa, avvrebbero dovuto parlare.
Era terrorizzato all’idea.
La sera, quando la sua bambina, finalmente sfinita, si addormentava, lui si sedeva sul terrazzino e ripassava frase per frase quello che avrebbe dovuto dire, quello che avrebbe dovuto rispondere, quello che avrebbe dovuto  spiegare…cosa, cosa?
Neanche lui sapeva cosa, quando, come…come avevano potuto arrivare a questo, come il silenzio della quotidianità avesse potuto cancellare quelli che erano, la loro passione, i loro mille interessi in comune, le loro infinite discussioni e  loro bollenti riappacificazioni… quando aveva iniziato a perderla, quando aveva smesso di parlare con lui, quando aveva smesso di guardarlo e di toccarlo come solo lei sapeva fare…Perchè?
Lui viveva per loro. E loro ce l’avrebbero fatta senza di lui.
Non era giusto.
Non poteva accadere a loro.
Passò una ragazza e lo salutò con aria maliziosa. La signora si girò e lo fissò da sotto gli occhiali da sole. Non si ricordava nemmeno chi fosse, ma si sentì di nuovo colpevole. Colpevole, colpevole, colpevole….di non aver difeso, di non aver lottato, di non aver aspettato, di avere accettato senza capire… ed ora gli mancava il fiato.
Squillò il cellulare.
“Come va?” Aveva la voce roca e lui sapeva bene cosa voleva dire questo. Gli tremò il cuore. Non riuscì a rispondere.
“Vi state divertendo?”
“No, tu non ci sei: come stai?”
“Male.”
Ascoltò il suo respiro..Non sapeva bene perchè, ma iniziò a sperare…
“Senti, io pensavo…pensavo di raggiungervi, non ce la faccio qui da sola… senza di voi”.
“Veniamo a prenderti…a che ora arrivi?”
Rimise il cellulare nello zaino e sorrise.
Pensava alla faccia che avrebbe fatto Laura quando glielo avrebbe detto quella sera. Pensava soprattutto alla faccia che avrebbe fatto la signora dell’ombrellone a fianco, quando li avrebbe visti arrivare tutti insieme domani mattina.
Si sdraiò sul lettino e si mise gli occhiali da sole.

Ora poteva anche permettersi di sbirciare “le bellezze al bagno”.