Non è stato facile. In questi mesi ho provato davvero cosa vuol dire essere presa alla gola dalla vita “quotidiana”…avevo solo il tempo di registrare, vedere, ascoltare, sentire…sono piena di immagini, di parole, di sensazioni…ma non avevo mai tempo di pensare fino in fondo…Quando mi fermavo era solo per dare e prendere affetto dai miei cari e già questo mi ha consentito di andare avanti… ma questo diario mi mancava. mi mancava parecchio.
Eppure non trovavo mai il coraggio, il momento, il pensiero “giusto” che potesse sottolineare questo senso di incertezza perenne nel quale ormai penso che chiunque viva da “questa parte del mondo” subisce ogni giorno anche con dolore, con rabbia, ma subisce… senza apparente speranza.
Cercavo un appiglio, un sapore, un sogno, una parola, qualcosa che mi desse la forza di ricominciare a raccontare…ed io volevo riprendere questo blog andando a raccontare la voglia e la possibilità che esiste ancora di sperare, di credere..
Non ci riuscivo, non trovavo nessuna immagine dentro di me… e poi… poi questo piccolo-grande incontro, una POLAROID che vi affido e che spero possa far comprendere che sì, forse sì, forse c’è ancora speranza…Avevo iniziato a raccontarla il 15 settembre. Finisco ora. E c’è un perchè
Sono tornata.
Forse solo perchè non posso fare a meno delle mie e delle vostre parole.
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15 settembre 2009
Ore 7.15.
Parcheggio in Via Lario e aspetto, come tutte le mattine. Ne approfitto per guardare l’agenda, ascoltare musica, “organizzare” la mente aspettando la giornata che verrà.
Le vacanze non sono ancora state dimenticate e questo mi dà la forza di sopportare il cielo grigio di questi giorni.
Sfoglio le pagine del quotidiano acquistato. Non è facile, non è facile per niente ricominciare a leggere con attenzione.
Timore, nausea e rassegnazione mi costringono a pensare che non sarà affatto un autunno facile.
Sbuffo. Stamattina non ce la faccio. Chiudo il giornale. No, stamattina mi rifiuto.
Poi li vedo, sul marciapiede di fronte. E così ce l’ha fatta a sopravvivere anche a quest’estate.
Lui quasi lo sostiene, cammina lentamente per permettergli di farcela anche stamattina. Si ferma praticamente ogni due passi, lo accarezza, gli parla, lo sprona a camminare.
Il suo amico carissimo è ormai allo stremo delle forze. Magro, meticcio, semiparalizzato, fa sempre più fatica a muovere le zampe posteriori. Alza il muso a guardare il suo padrone con uno sguardo di gratitudine ma anche di profonda tristezza. Lasciami qui, lasciami andare…
Lui lo accarezza piano, gli parla piano, gli accarezza le zampe, fino a farlo andare avanti ancora di qualche passo, lo sprona con dolcezza, alla fine lo prende quasi in braccio.
Lo rimette a terra e gli riesce a far fare ancora qualche passo. Il veterinario ha detto che è fondamentale riuscire a farlo muovere almeno per una decina di minuti.
E quel muso, quel muso che lo guarda con immenso amore e tristezza lo ripaga di tutto.
E’ il suo cane. Lo ha accompagnato per quasi 20 anni della sua vita. In silenzio. Su quel marciapiede sono scesi due volte al giorno, a lui gli ha raccontato tutti i suoi guai, tutti i suoi sogni, con lui ha brontolato, con lui ha sfidato il sonno e il freddo della mattina…solo per amore reciproco.
Ogni sera lo ha ritrovato accanto alla porta. Scodinzolante e grato per il suo ritorno. L’unica vera certezza della sua giornata.
Non può lasciarlo andare. Non può e il dolore lo attanaglia. Io lo so bene…Lo prende in braccio, lo accarezza, lo porta a casa continuando a parlargli piano. Una magra e spelacchiata coda pende e scodinzola piano. L’unico gesto d’amore che quel corpo stanco riesce ancora a fare con entusiamo sincero.
Se ne vanno piano, dietro l’angolo…
Ed io …io penso che allora sì, allora forse c’è ancora speranza.
13 novembre 2009:
L’ho rivisto oggi, da solo, e non ho resistito. Sono scesa dalla macchina e l’ho fermato: “Lei non mi conosce ma io…io la guardavo passare ogni mattina con il suo cane…” Mi guarda perplesso e poi i suoi occhi diventano lucidi…
“Grazie: no, non ce l’ha fatta più, sa ormai aveva 18 anni, ma per me era davvero il mio migliore amico..ma grazie, grazie per avermelo chiesto…anch’io lo penso ogni mattina quando passo da questa strada, grazie….No, non potrei mai avere un altro cane. Non ancora.”
Mi stringe la mano, ma non la lascia: ” E lei, lei ha animali?”
“Sì, due gatti e Chili, Chili è quasi arrivato al capolinea…soffre molto lo so, ma non riesco a lasciarlo andare. Non ancora”
E gli occhi lucidi ora sono i miei, lo so.
Sorride e mi stringe ancor più forte la mano.
“Già”.
“Buona giornata”.
“Buona giornata”.
Lo guardo attraversare la strada.
Ecco..sì…forse c’è ancora speranza. Non so perchè penso questo…ma è proprio questo quello che penso, mentre chiudo la macchina e mi asciugo una lacrima di nascosto, con il dorso della mano.
Sei proprio ridicola, lo sai?….meglio così. Alleuja. Che la speranza d’amore non ci abbandoni mai. In qualsiasi forma questo mondo ci offra la possibilità di conoscerla.