POLAROID: Forse c’è ancora speranza…

15 novembre 2009 di Pocahontas

 Non è stato facile. In questi mesi ho provato davvero cosa vuol dire essere presa alla gola dalla vita “quotidiana”…avevo solo il tempo di registrare, vedere, ascoltare, sentire…sono piena di immagini, di parole, di sensazioni…ma non avevo mai  tempo di pensare fino in fondo…Quando mi fermavo era solo per dare e prendere affetto dai miei cari e già questo mi ha consentito di andare avanti… ma questo diario mi mancava. mi mancava parecchio.

Eppure non trovavo mai il coraggio, il momento, il pensiero “giusto” che potesse sottolineare questo senso di incertezza perenne nel quale ormai penso che chiunque viva da “questa parte del mondo” subisce ogni giorno anche con dolore, con rabbia, ma subisce… senza apparente speranza.

Cercavo un appiglio, un sapore, un sogno, una parola, qualcosa che mi desse la forza di ricominciare a raccontare…ed io volevo riprendere questo blog andando a raccontare la voglia e la possibilità che esiste ancora di sperare, di credere..

Non ci riuscivo, non trovavo nessuna immagine dentro di me… e poi… poi questo piccolo-grande incontro, una POLAROID  che vi affido e che spero possa far comprendere che sì, forse sì, forse c’è ancora speranza…Avevo iniziato a raccontarla il 15 settembre. Finisco ora. E c’è un perchè

Sono tornata.

Forse solo perchè non posso fare a meno delle mie e delle vostre parole.

——————————————————————–

15 settembre 2009

Ore 7.15.

Parcheggio in Via Lario e aspetto, come tutte le mattine. Ne approfitto per guardare l’agenda, ascoltare musica, “organizzare” la mente aspettando la giornata che verrà.

Le vacanze non sono ancora state dimenticate e questo mi dà la forza di sopportare il cielo grigio di questi giorni.

Sfoglio le pagine del quotidiano acquistato. Non è facile, non è facile per niente ricominciare a leggere con attenzione.

Timore, nausea e rassegnazione mi costringono a pensare che non sarà affatto un autunno facile.

Sbuffo. Stamattina non ce la faccio. Chiudo il giornale. No, stamattina mi rifiuto.

Poi li vedo, sul marciapiede di fronte.  E così ce l’ha fatta a sopravvivere anche a quest’estate.

Lui quasi lo sostiene, cammina lentamente per permettergli di farcela anche stamattina. Si ferma praticamente ogni due passi, lo accarezza, gli parla, lo sprona a camminare.

Il suo amico carissimo è ormai allo stremo delle forze. Magro, meticcio, semiparalizzato, fa sempre più fatica a muovere le zampe posteriori. Alza il muso a guardare il suo padrone con uno sguardo di gratitudine ma anche di profonda tristezza. Lasciami qui, lasciami andare…

Lui lo accarezza piano, gli parla piano, gli accarezza le zampe, fino a farlo andare avanti ancora di qualche passo, lo sprona con dolcezza, alla fine lo prende quasi in braccio.

Lo rimette a terra e gli riesce a far fare ancora qualche passo. Il veterinario ha detto che è fondamentale riuscire a farlo muovere almeno per una decina di minuti.

E quel muso, quel muso che lo guarda con immenso amore e tristezza lo ripaga di tutto.

E’ il suo cane. Lo ha accompagnato per quasi 20 anni della sua vita. In silenzio. Su quel marciapiede sono scesi due volte al giorno, a lui gli ha raccontato tutti i suoi guai, tutti i suoi sogni, con lui ha brontolato, con lui ha sfidato il sonno e il freddo della mattina…solo per amore reciproco.

Ogni sera lo ha ritrovato accanto alla porta. Scodinzolante e grato per il suo ritorno. L’unica vera certezza della sua giornata.

Non può lasciarlo andare. Non può e il dolore lo attanaglia. Io lo so bene…Lo prende in braccio, lo accarezza, lo porta a casa continuando a parlargli piano. Una magra e spelacchiata coda pende e scodinzola piano. L’unico gesto d’amore che quel corpo stanco riesce ancora a fare con entusiamo sincero.

Se ne vanno piano, dietro l’angolo…

Ed io …io penso che allora sì, allora forse c’è ancora speranza.

13 novembre 2009:

L’ho rivisto oggi, da solo, e non ho resistito. Sono scesa dalla macchina e l’ho fermato: “Lei non mi conosce ma io…io la guardavo passare ogni mattina con il suo cane…” Mi guarda perplesso e poi i suoi occhi diventano lucidi…

“Grazie: no, non ce l’ha fatta più, sa ormai aveva 18 anni, ma per me era davvero il mio migliore amico..ma grazie, grazie per avermelo chiesto…anch’io lo penso ogni mattina quando passo da questa strada, grazie….No, non potrei mai avere un altro cane. Non ancora.”

Mi stringe la mano, ma non la lascia: ” E lei, lei  ha animali?”

“Sì, due gatti e Chili, Chili è quasi arrivato al capolinea…soffre molto lo so,  ma non riesco a lasciarlo andare. Non ancora”

E gli occhi lucidi ora sono i miei, lo so.

Sorride e mi stringe ancor più forte la mano.

“Già”.

“Buona giornata”.

“Buona giornata”.

Lo guardo attraversare la strada.

Ecco..sì…forse c’è ancora speranza. Non so perchè penso questo…ma è proprio questo quello che penso, mentre chiudo la macchina e mi asciugo una lacrima di nascosto, con il dorso della mano.

Sei proprio ridicola, lo sai?….meglio così. Alleuja. Che la speranza d’amore non ci abbandoni mai. In qualsiasi forma questo mondo ci offra la possibilità di conoscerla.

Strade

29 luglio 2009 di Pocahontas

Auguro  a tutti voi che questa estate vi porti a percorrere strade nuove e ardite, strade sconosciute ed imprevedibili, strade che vi portino alle risposte che da sempre cercate, strade che vi portino alle domande che non avete mai avuto il coraggio di fare… Pocahontas vi aspetta al prossimo incrocio, seduta su un sasso, all’ombra di un baobab, guardando con gli occhi semichiusi il cielo infuocato di mezzogiorno e sapendo che, come il sole all’improvviso, anche il primo giorno di settembre arriverà fin troppo presto…
 
Un abbraccio
Pocahontas
 
—————————————————————————————
STRADE
 
Strade sconosciute che mai avresti pensato di dover percorrere; strade che invece conosci a memoria, che percorri ogni giorno e che ti accompagnano senza disturbarti…mai.
Strade senza uscita, che soffocano e che spaventano per quanto quel muro in fondo sembri invalicabile; strade lontane che, infinite, aprono i tuoi viaggi e la tua speranza, ancora una volta e… una volta ancora.
 
Strade pericolose che tengono il fiato in sospeso e che strizzi gli occhi per cogliere la curva che non ti aspetti; strade calme come nastri neri che scorrono sotto di te insieme alla tua notte e alla tua vita, ascoltando musica e cantando sottovoce per farti compagnia.
 
La strada della pace, la strada della guerra…strade che viviamo in ogni attimo, in ogni momento, pur se a migliaia di chilometri di distanza, alla ricerca di una sola risposta, ponendosi solo una domanda: quando finirà, quando ci fermeremo in questa assurda  lotta contro noi stessi.
 
La strada della perdizione dove male e bene si confondono, dove il giudizio teme solo la vergogna e il perdono si colora di nero..
La strada della redenzione, dove il male e il bene sono troppo diversi tra loro per lasciare spazio al dubbio, dove il giudizio sta solo dalla parte del “giusto” e dove il perdono non conosce più alcun colore.

Strade che uccidono, tirati giù come innocenti birilli dalla pazzia e dal cinismo idiota; strade che salvano ai bordi di un marciapiede, curando  un guaito abbandonato con una carezza sincera.
 
Strade diritte, sicure, senza alcun pericolo, senza alcun sogno, senza alcuna emozione, che finiscono nel nulla, quel nulla  in cui, a volte, vorresti scomparire; strade che si arrampicano e virano e girano…donando ad ogni tornante improvviso una visione nuova, un nuovo sguardo, un paesaggio inaspettato, un’emozione imprevedibile.
 
Strade da percorrere a piedi, lentamente, ascoltando il respiro che chiede solo i tuoi pensieri più leggeri e liberi; strade che vorresti percorrere di corsa, per arrivare subito dove il tuo cuore è già.
Strade parallele che non si incontreranno mai, ma che si guardano e si cercano ad ogni incrocio; strade che si dividono e che si perdono, che non si stancano, perché sanno di  ritrovarsi al prossimo ponte…
 
Sono mille le strade che percorriamo, mille quelle che conosciamo, mille quelle che incontreremo, fino a quando i piedi non ci faranno male e cammineremo ancora…
 
“…io camminerò
un’altra volta
e a tutti
io domanderò
finché risposte non ce ne saranno più
io domanderò
un’altra volta
Amerò in modo che il mio cuore
mi farà tanto male che
male che come il sole all’improvviso
scoppierà, scoppierà.”
Zucchero “Come al sole all’improvviso”